Nel 1980, dall'idea di alcuni intraprendenti ragazzi, nacque il “Presepe Vivente” di Monteleone. Quando questa particolare forma di rappresentare la Natività, soprattutto per l'Italia centrale, era ancora cosa rara si cominciò a coinvolgere l'intero centro storico nel tentativo di ricostruire al meglio quell'evento così caro alla tradizione cristiana. Non soltanto la natività, quindi, ma anche la vita di quel tempo. Una rappresentazione senza uguali nei dintorni. Oggi il “Presepe Vivente” di Monteleone continua a essere uno dei motivi di orgoglio per i suoi abitanti e, ogni anno, nei tre giorni in cui viene inscenata la vita in Palestina (24-25 Dicembre e 6 Gennaio), il paese intero cambia volto e centinaia di visitatori accorrono per ammirare questa splendida rappresentazione. Di seguito riportiamo un testo della signora Paola Bruno circa il Presepe di Monteleone, la sua storia e i personaggi che ruotano attorno alla Natività.
Il “PRESEPIO VIVENTE” DI MONTELEONE D'ORVIETO
“In quei giorni fu emanato un editto da parte di Cesare Augusto per il censimento di tutto l'Impero. (…) E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria città. Ed anche Giuseppe (…) salì a Betlemme per farsi iscrivere insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto e diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché all'albergo non c'era posto per loro”.
(Luca: 2/1-7)
L'idea di fare un Presepio Vivente a Monteleone d'Orvieto nacque nel 1980 quasi per gioco e quasi per gioco fu allestita la prima edizione. Dieci ragazzi in tutto rappresentarono, attorno ad una capanna costruita all'interno della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, i personaggi principali. Si svolse tutto in maniera molto semplice e spontanea. Nessuno tra quei dieci ragazzi pensava che la singolare e suggestiva esperienza che stavano vivendo in quel momento si sarebbe ripetuta, ma l'emozione suscitata tra i presenti, il loro consenso ed i loro elogi furono tanti e tali da indurli a continuare, ma soprattutto a migliorare la manifestazione negli anni successivi, coinvolgendo a tutt'oggi altri “ragazzi” più o meno giovani.
I pochi ed essenziali costumi iniziali sono divenuti oltre duecento, grazie a ricerche, disegni, lavori di sartoria che hanno impegnato soprattutto le donne del Paese, cui era affidata anche la cura di ripulitura, ripristino e custodia. Le armi e le divise militari sono vere e proprie opere d'arte artigianale. Materiali e scene sono sempre frutto di accurate scelte, basate su precise ricerche storiche. Ma soprattutto imponente e caratteristica è l'opera di trasformazione che avviene nei giorni che precedono il Natale all'interno dell'abitato: gli scantinati, le legnaie, gli ingressi di casa, le strade e le piazze diventano botteghe artigiane del fabbro, dei tintori, del vasaio, si trasformano in osterie e sale di banchetti , rappresentano ovili e posti di guardia. Ed in una legnaia, già di per sé suggestiva, si ricrea l'atmosfera della grotta di Betlemme.
Piano piano il piccolo centro medievale muta aspetto, si trasforma in un villaggio di duemila anni fa. Un villaggio nel quale non viene rappresentata soltanto la vita che poteva svolgersi a Betlemme alla nascita di Gesù (essa infatti non era altro che un piccolissimo centro di poveri pastori di cui forse a Roma si ignorava l'esistenza) ma nel quale è possibile riscoprire tutti gli aspetti, situazioni, consuetudini e costumi della vita che si conduceva in tutta la Palestina al tempo dello splendore dell'Impero Romano.
Un clima intenso ed avvincente, la grandiosità e l'accuratezza delle scene, la precisa ricostruzione storica, lo stesso paesaggio naturale ed una certa aria mistica permettono al visitatore di gustare uno spettacolo unico e coinvolgente eppure ogni anno diverso dall'anno precedente. L'alto numero di pubblico ha reso la necessità di allungare la manifestazione, anche al 6 gennaio, oltreché alla notte del 24 e al pomeriggio del 25 dicembre.
Dopo queste righe di presentazione forniamo una guida alla visione del nostro Presepio Vivente con la speranza di coinvolgerVi e di vederVi uniti alla schiera di visitatori che ogni anno con la loro presenza testimoniano la validità di questa manifestazione, premiando così gli sforzi di “quei ragazzi” che l'hanno allestita con tanti sacrifici, ma con grande passione. Iniziando il nostro cammino tra i suggestivi angoli del paese notiamo numerosi artigiani intenti ai propri lavori.
Il lavoro manuale è disprezzato a Roma; in Grecia e in quasi tutto il mondo antico è cosa da schiavi, indegna del cittadino che deve invece occuparsi di politica. Non è però così in Palestina: qui le opere faticose non vengono disprezzate, anzi ci sono anche scribi e rabbini che esercitano un mestiere e, come in tutte le società tradizionali, il padre addestra il figlio nel proprio mestiere, formando così intere generazioni di artigiani, famiglie di vasai, carpentieri, fabbri .
IL FALEGNAME
E' il mestiere di Giuseppe e, nei primi anni della sua vita, anche di Gesù. Il falegname è allo stesso tempo boscaiolo, carradore, ebanista; fabbrica giochi, aratri, manici di falci, provvede travi per l'edilizia. Per i lavori ordinari il falegname usa il legno d'ulivo e di cipresso, mentre per gli oggetti di lusso c'è il famoso cedro del Libano. Ma il legno più apprezzato in questa società povera è quello di sicomor, resistente e duro. I suoi attrezzi sono raffinati ed elementari nello stesso tempo: la piccola ascia, il piallone, la morsetta detta "“ergene"” il mazzuolo e la sega. In villaggi come Nazareth il falegname è un artigiano molto rispettato e porta con orgoglio un truciolo di legno dietro l'orecchio per indicare il suo mestiere.
IL CIABATTINO
I servigi di questo artigiano sono per lo più riservati ai ricchi dato che i poveri non possono certo permettersi scarpe e vanno scalzi o coprono i piedi alla meglio con stracci e fasciature. Comunque, le calzature sono molto semplici: fatte con strisce di cuoio intrecciate in vari modi.
IL VASAIO
Ed ecco il vasaio “che fa giocare il tornio coi piedi e lavora con gesti precisi e calcolati, per dare forma all'argilla ed applicarvi vernice”. Da lui c'è un po' di tutto: dalle giare di ogni tipo ai giocattoli, dalle brocche alle lampade a olio. L'argilla viene dalla Valle del Giordano: vanno ad estrarla i cavapietre per rifornire non solo il vasaio, ma anche le famiglie più povere, che la usano per farsi la casa,
non potendo farsela in pietra.
IL FABBRO
Il fabbro è una figura caratteristica del villaggio. Lo si vede “accanto all'incudine con la pelle cotta dal fuoco, mentre si arrabatta tra le vampe di calore e l'assordante fragore del martello”. Lo avvolge un'aura di rispetto, legata all'antica venerazione per i lavoratori del metallo, considerati detentori di segreti divini nella loro arte. E' l'uomo che procura al villaggio gli attrezzi indispensabili: vanghe, zappe, vomeri e scuri.
I TINTORI
Un tipico mestiere dell'epoca è il tintore; è un'attività svolta in gruppo e consiste nell'immergere più volte i tessuti grezzi, non colorati, in grandi tinozze di pietra colme di tinture liquide blu sgargianti o rosse cremisi che si ricavano dalla cocciniglia, essendo troppo cara per i tintori la porpora di Tiro. Quindi il tessuto viene strizzato per farne uscire la tintura in eccesso, mediante una leva con pesi.
Comunque, pur essendo molto diffuso, il mestiere del tintore è disprezzato presso gli Ebrei: chi lo esercita è escluso da certe possibilità di progredire nella vita e rimane per sempre un cittadino inferiore.
LE CESTAIE
Questo lavoro è svolto per la maggior parte da donne, ma anche da uomini in particolare anziani non più atti a solgere lavori pesanti. Le ceste sono molto usate presso questo popolo: le utilizzano le massaie come i mercanti per contenere e trasportare gli oggetti più svariati.
LE FILATRICI
“ella si procura della lana e del lino;
poi li lavora con le sue agili mani”
(prov. 31/13)
Ai tempi di Gesù si fila e si tesse in casa, quindi quasi in ogni casa vi è un telaio. Dapprima la fibra grezza viene appoggiata sulla coscia ed arrotolata a nastro e diventa filato grazie al movimento rotatorio impresso da un fusto appesantito, chiamato fuso. Questo filato viene poi usato per ottenere tessuti dai disegni più svariati.
I PROFUMIERI
In Oriente i profumi sono una necessità, perché il calore accelera la putrefazione e la decomposizione, diffondendo pessimi odori. Bisogna purificare l'aria, così come si aromatizzano le carni, presto soggette a prendere cattivi sapori, in mancanza di frigoriferi.
La fabbricazione dei profumi parte naturalmente dalle materie prime: resine, cinnamomo, paciuli, mirra ed incenso o il legno di sandalo indiano. Le ricette sono tenute rigorosamente segrete dalle corporazioni dei profumieri, piuttosto disprezzate all'esterno, ma assai compatte tra di loro.
LO SPACCALEGNA
Lo spaccalegna è un'altra occupazione ricorrente a quell'epoca: non è che si tratti di un vero e proprio mestiere, ma è un'attività svolta un po' da tutti a seconda delle necessità.
IL FUNARO
L'attività del funaro consiste nell'attorcigliare tra di loro fibre di lino con le quali si ottengono corde che trovano impiego nell'edilizia, nella caccia e nella guerra.
IL FORNAIO
In genere in Palestina ogni donna cuoce il pane in casa, quindi i forni per la preparazione del pane da vendere sono rari e si trovano nelle città più grandi, talvolta annessi alle osterie.
LE MASSAIE
La casa è piccola e senza pretese, forse una costruzione quadrata dal tetto piatto fatta con mattoni di fango essiccato e consiste in una unica stanza, la cui porta d'ingresso da direttamente sulla strada e per la maggior parte della giornata rimane aperta. Le finestre, se ci sono, sono intagliate sui muri e riparate da tende.
Ogni giorno la massaia va al pozzo del villaggio a riempire la brocca di acqua, fila, tesse, rammenda, lava e naturalmente prepara i pasti.
I PESCATORI
Non avendo molta dimestichezza con il mare, gli Ebrei preferiscono pescare in acqua dolce, soprattutto nel lago Tiberiade, utilizzando prevalentemente le reti. Si riunivano in gruppi per procurarsi gli strumenti di lavoro e per operare meglio.
I MENDICANTI
Lungo le strade del villaggio si incontrano numerosi mendicanti: disoccupati, schiavi fuggiti, lebbrosi. Alcuni si appostano lungo le vie tendendo la mano, altri girano per i mercati o si affollano intorno al tempio.
I MERCANTI
Artigiani, contadini, venditori ambulanti si ritrovano tutti al mercato. La piazza del mercato è sempre affollatissima e molto animata, specialmente il lunedì ed il giovedì, principali giorni di mercato, giorni in cui la piazza si riempie di bancarelle e capanne provvisorie, dove contadini e mercanti locali vendono le loro mercanzie, mentre gli abitanti del villaggio ed i visitatori si recano a comperare merci ed oggetti. Al mercato si trova di tutto: frutta, dolci, formaggi, spezie, tappeti gioielli ed anche, a volte, un'accesa compravendita di schiave. Solo il sabato la piazza è vuota e tranquilla.
LA TAVERNA
Ci si può fermare a riposare o rinfrescarsi nelle numerose taverne o locande di Gerusalemme. C'è una vasta scelta di piatti: dal pesce fresco o conservato sotto sale, alle verdure, ai formaggi , ai dolci e alla frutta e infine per bere c'è vino locale o birra di importazione.
IL TERMOPOLIO
E' così definito quello che oggi chiamiamo “BAR”; le numerose anfore servono a contenere bevande sia calde che fresche.
Ci si possono trovare giocatori di dadi, che non sono ben visti e considerati, dato che gli Ebrei considerano il gioco come primo passo verso tutti i vizi.
LE CARCERI
Qui viene rinchiuso il livello più basso della società palestinese: i “latrones”, come li definisce l'amministrazione romana, che possono essere schiavi fuggiti dalle case dei padroni, ladri, mendicanti, banditi ecc..
LA GUARNIGIONE
I soldati romani in Palestina sono poco numerosi. Di solito ogni nuovo Procuratore che si installa in Gerusalemme chiede rinforzi a Roma e non li ottiene quasi mai, perché il territorio non è nel dispositivo strategico dell'Impero. Nelle città i soldati romani sono quel tanto che basta per mantenere l'ordine e sorvegliare i prigionieri, in complesso le piccole guarnigioni si mostrano poco in giro e sono molto spesso riunite nella fortezza.
I PASTORI
Ora nelle vicinanze v'erano dei pastori (…)
ed ecco presentarsi ad essi un Angelo del Signore (…)
che disse loro: “Non temete (…)
oggi nella città di Davide vi è nato il Salvatore.
(Luca: 8/12)
E' in una notte come questa, una notte come tante, che Maria mette al mondo un figlio, lo fascia e lo depone nella mangiatoia.
E sono proprio i pastori che arrivano per primi ad adorare Gesù e la loro presenza ha un preciso significato: sono tutti poveri, non sono intorpiditi dalla ricchezza, dai beni materiali e lo spettacolo della loro gioia sottolinea un aspetto fondamentale della missione di Gesù. Egli è portatore della Buona Novella e tutti gli uomini se ne rallegrino.
I MAGI
Dopo i poveri, sono gli stranieri ad accorrere reverenti presso Gesù. Infatti i Magi non erano altro che stranieri: leggendario è il loro carattere regale come leggendario è il loro numero; quello che è certo è che sono interpreti della volontà divina, perché il termine “MAGI” significa “partecipi del dono”. Infatti i loro doni al neonato simboleggiano: per l'oro il riconoscimento alla regalità, per l'incenso
quello della divinità e per la mirra quello del sacerdozio eterno di Gesù e della sua umanità.
LA CAPANNA
E' qui che si compie il fatto storico su cui ruota l'intera vicenda.
Il Signore Gesù che viene fra noi, che povero tra i poveri si prende sulle spalle il peso di tutte le ingiustizie umane, dà vigore ai deboli, guarisce i malati, compensa i giusti e, con la sola arma dell'umiltà, insegna a tutti gli uomini di buona volontà e al mondo intero la vera via dell'amore e della PACE.