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Laddove il profondo solco vallivo della Chiana raggiunge la sua estremità più meridionale, poco prima che le acque del suo torrente vengano veicolate da una gola stretta e profonda verso sud per gettarsi nel fiume Paglia, la valle si apre a ventaglio e, a destra come a sinistra, una schiera di colline variforme delimitano i suoi confini come argini di un gigantesco fiume. E' la parte più occidentale dell'Umbria, quella che, sebbene geograficamente facente parte della Toscana occidentale, più di ogni altra compendia la bellezza e la storia di questa regione dell'Italia centrale. Come un gran corridoio nel verde, la valle degrada immersa nei boschi con un dislivello impercettibile verso meridione, mentre sui versanti toscani e umbri appaiono affacciarsi su di essa i resti di un'antica storia: castelli medievali e piccole fortezze turrite sembrano vegliare sul territorio circostante come se, ancora oggi, le lotte fratricide dei Signori nei primi secoli del Mille non si fossero mai placate del tutto. Questa sensazione è ancora più forte quando si lascia la stretta zona pianeggiante e si comincia a salire su uno di questi colli che della valle domina tutta la parte finale, dirimpetto alla mole del Monte Cetona. Una cittadina rossa di mura, con campanili e torri dalle forme medievali, sembra protendersi verso sud, occupando completamente la parte più alta di un colle immerso nel verde. Monteleone d'Orvieto appare dalla valle in tutto il suo splendore. Con la sua storia millenaria, le sue tradizioni, le sue bellezze naturali, il suo patrimonio artistico-culturale e la sua vita, questa cittadina, fiera nel nome come del suo passato, è una fucina di sorprese per il visitatore che per la prima volta arriva nel suo territorio.

 

La prima testimonianza di un insediamento umano nel territorio di Monteleone risale al periodo etrusco. Nel 1878, infatti, a pochi chilometri dal capoluogo, fu rinvenuta una camera sepolcrale con all'interno delle urne, le quali presentavano iscrizioni in tirreno e in latino. Quest'ultima particolarità farebbe supporre una presenza stabile di una comunità nel territorio di Monteleone già a partire dal II-III secolo Avanti Cristo (quando questa zona era soggetta al potere della lucumonia di Chiusi) fino in epoca romano imperiale. La tomba, a giudicare dal tipo di sepoltura e dalle iscrizioni ritrovate, doveva appartenere a un alto rappresentante della vicina città etrusca di Chamars.

Un altro antico insediamento fu rinvenuto in località Santa Maria negli anni 80 del Novecento, nei pressi dei giardini pubblici. Qui furono riportati alla luce una tomba detta “alla cappuccina” (con rivestimento di tegole e lettiga di legno poggiata direttamente sul terreno) con all'interno i resti del defunto, e un forno romano del I-II secolo Dopo Cristo. Oltre che per la vicinanza a due grandi centri etrusco romani come Chiusi e Orvieto, il perché della presenza umana a Monteleone così indietro nel tempo è presto svelato: sul finire del I secolo fu tracciata dai Romani la via Cassia e una parte di essa attraversava a “mezza costa” l'attuale territorio del comune. Secondo lo storico Plinio il Vecchio (Naturalis Historia , III, 53-55), inoltre, il fiume che attraversava la valle, il Clanis, era ancora navigabile in età tardo-romana e permetteva il trasporto dei prodotti chianini fino al Tevere e, quindi, a Roma. L'insediamento rinvenuto a Santa Maria era probabilmente composto da talune costruzioni che sorgevano a poca distanza dall'importante via Cassia, laddove la Val di Chiana era ancora fertile e non presentava zone impaludate. Gli abitanti, a giudicare dal tipo di sepoltura e dal forno rinvenuto, dovevano essere agricoltori, appartenenti ai ceti più bassi della società romana.

E' assai probabile che le costruzioni e la tomba rinvenute non siano le sole della zona: compiendo scavi sistematici e mirati, questi siti potrebbero divenire un'importante zona archeologica.

 

Per ritrovare una testimonianza della presenza dell'uomo a Monteleone successiva a quelle appene descritte, bisogna giungere in età Alto Medievale. Castel Brandetto fu costruito intorno all'anno 1000 da un dignitario del ramo di Chiusi degli Aldobrandeschi (da qui il nome Brandetto), appartenente, quindi, a una nobile famiglia di origine longobarda, a quel tempo padrona di un vasto territorio compreso tra la Maremma, l'Amiata e la Val di Chiana. Era l'ultimo avamposto orientale dei loro possedimenti e si trovava in quella zona di Monteleone che successivamente, e già a partire almeno dal 1500, venne chiamata ‘Berneto'. Fortificazione di medio-piccole dimensioni, presentava le caratteristiche tipiche del castello feudale: costruito sul punto più alto di un impervio colle, sull'estremità più meridionale di uno sperone pressoché inespugnabile, aveva un'alta torre squadrata di avvistamento e guardia, una robusta cinta di mura (malta e pietra viva) che lo proteggeva tutt'intorno, e un chiostro interno al quale si accedeva tramite due porte (una a nord e una a sud), di cui una con ponte levatoio e, probabilmente, un piccolo fossato. Del Castello oggi rimane un lato della cinta muraria e quella che doveva essere, con tutta probabilità, la base della torre, delle mura o dell'edificio principale. Il 18 luglio del 1350, Castel Brandetto fu distrutto dall'esercito orvietano che in esso vedeva una minaccia per gli abitanti del vicinissimo Monteleone, distante solo poche centinaia di metri, e per ritorsione contro Bulgaro della famiglia dei conti di Parrano, cugino di Ludovico, proprietario del castello (!). Bulgaro, infatti, era accusato dal governo di Orvieto di scorrerie in quel lembo di territorio e Castel Brandetto era considerato il teatro principale di tali nefandezze (per maggiori informazioni riguardo questo avvenimento storico, si veda la sezione “Arte e Monumenti” di questo sito).

 

In ”Historie di Ciprian Manente da Oruieto” stampato nel 1561, si sostiene che il castello di Monteleone fu fondato dagli orvietani nell'anno 1052, contemporaneamente al maniere di Carnaiola. Tuttavia, non vi è alcuna prova concreta di quanto sostenuto dal Manente nella sua cronaca. Nel 1052, inoltre, Orvieto non vantava alcun diritto sull'attuale territorio di Monteleone. Di conseguenza, alcuni studiosi a noi contemporanei sostengono che il primo nucleo di Monteleone fu edificato almeno un secolo più tardi, intorno alla fine del 1100, quando il comune di Orvieto riuscì effettivamente a entrare in possesso di questa zona, sottraendola ai signori di Chiusi, e decidendo poi di stanziarvi alcuni suoi cittadini. Oggi, la sola cosa certa che si può affermare è che il primo documento in cui appare un preciso riferimento al castello di Monteleone è datato 1243 e porta la firma dell'imperatore Federico II Barbarossa. Questo documento determina i confini della vicina Castel della Pieve, e Monteleone appare in un elenco insieme ad altri castelli.

I primi edifici del borgo andarono formandosi entro mura difensive, nel punto dove ancora oggi si trovano i ruderi più antichi. Fu un'espansione che partì dall'attuale contrada del Torrione e che, nel corso di alcuni decenni, si ampliò lungo la sommità del colle, attraverso costruzioni di case in legno e pietra viva, sempre all'interno di una possente cinta muraria con camminamento interno per le guardie. Gli abitanti, per lo più contadini e artigiani, provenivano dalla città di Orvieto mandati dai governatori per popolare e coltivare una zona di confine e, quindi, di cruciale importanza. Siena e i signorotti della Tuscia meridionale, infatti, avevano esteso il loro dominio fino al versante occidentale della Val di Chiana, mentre Città della Pieve e Perugia “premevano” verso sud per allargare i rispettivi territori. Dalla sua fondazione e ben oltre la fine del Medioevo, il castello di Monteleone restò un avamposto di primaria importanza a cui tutti miravano.

Per quanto riguarda il nome dato al castello si possono fare soltanto delle supposizioni. L'ipotesi che gode di maggiore credito vuole che il nome Monteleone sia stato dato per enfatizzare il “ruolo” di guardia che la piccola rocca aveva nei confronti dei comuni circostanti: disteso lungo la sommità di un colle, proteso verso la vallata, situato in una zona di frontiera, il nome “Leone” si addiceva perfettamente. Una seconda ipotesi vuole che il nome sia un omaggio a Papa Leone IX (ovvero a Papa Brunone dei Conti di Egisheim-Dagsburg), che guidò la Chiesa Cristiana tra il 1049 e il 1054 e che, effettivamente, passò nei dintorni di Monteleone nel febbraio del 1049. Questa ipotesi, tra l'altro, confermerebbe il 1052 come anno di costruzione del castello, così come affermato dallo storico orvietano Manente. Monteleone potrebbe derivare semplicemente anche dal nome Leone, molto usato nel Medioevo, magari con un preciso riferimento a un abitante del castello. Tante altre ipotesi sono state formulate, come quella che vuole Monteleone essere una storpiatura di Montis Legionis a indicare il ruolo di castello fortificato con un esercito, o quella, più fantasiosa, che vede nel nome una dedicata a San Leone, frate dell'ordine dei minori, vissuto tra il XII e il XIII secolo (un dipinto parietale in una cappella della Chiesa della Scarzuola nel comune di Montegabbione, presenta l'immagine del Santo con, alla base, lo stemma dei Conti di Marsciano. Questo affresco è soltanto del 1600, ma potrebbe stare a significare una particolare e antica devozione di questa famiglia, da sempre protagonista delle vicende del castello di Monteleone, verso questo frate francescano martirizzato. E' un'ipotesi suggestiva, ma, stando ben attenti alle "date", piuttosto inverosimile).

Nel 1310, in vista dell'imminente costruzione del Duomo di Orvieto, uno dei pochi e veri capolavori dell'arte gotica in Italia, a Monteleone fu costruita una fabbrica vetraia per la produzione delle tessere decorative della facciata. A un Monteleonese, Consiglio Dardalini, fu affidata la direzione dei lavori e l'opera di doratura delle tessere musive (per maggiori informazioni si veda la biografia di Mastro Consiglio Dardalini nella pagina “Personaggi Illustri”). La qualità dei materiali e l'esperienza delle maestranze produssero un lavoro eccelso, ma, forse per la morte di Consiglio Dardalini o, più semplicemente, per la conclusione di parte dei lavori del Duomo, le fornaci di Monteleone ebbero vita breve e nel giro di un ventennio caddero in disuso.

 

La seconda parte sarà inserita entro il 31 Agosto 2006.

 

 

 


 
 
Online dal 13 Aprile 2005. Ver. 3.01

Sito gestito dall'Associazione Culturale Pietro Momaroni.